Perché è importante disintossicarsi dagli schermi

Perché è importante disintossicarsi dagli schermi

Poco tempo fa sono partita in crociera per lavoro ed è successo ciò che temo da quando lavoro in questa industria: una volta a bordo mi sono ammalata.

Ho passato la maggior parte del tempo in cabina, prima malatissima, poi convalescente, senza la forza di poter uscire.

C’erano ovviamente delle aggravanti:

  • Ero partita per lavoro e nelle condizioni in cui stavo ero inutile, quindi grandi sensi di colpa per aver abbandonato la squadra
  • Ero in cabina interna che, quando me lo avevano detto, non era un problema visto che avrei dovuto solo dormirci. Ma passarci tre giorni e due notti senza vedere la luce del giorno ha tutto un altro peso.
  • Il wifi che usavo mi dava accesso esclusivamente alle mail, al browser e come unica piattaforma: Youtube.

In questo contesto ho capito che c’erano solo due strade percorribili: potevo impazzire e passare tre giorni di completa agonia, oppure potevo decidere di usare quel tempo a mio vantaggio.

Da anni lavoro su me stessa per impadronirmi del concetto “non possiamo controllare ciò che ci accade, ma possiamo decidere come reagire”. Diciamo che questa influenza non me la meritavo, non l’ho vista arrivare e ritrovarmi costretta di stare a letto è stato un duro colpo psicologico.

Ma appunto, ho deciso di trarre il meglio che potevo dalla situazione e mi sono, prima di tutto, riposata. Poi quando la febbre ha iniziato ad abbassarsi rimanendo comunque troppo debole per stare in piedi, mi sono dedicata ad alcune cose che ho sempre voluto fare ma che ho sempre rimandato. Banalmente, ho guardato dei video su Youtube.

Progetto Happiness

Ho scoperto i video di Progetto Happiness. Seguivo il profilo su Instagram da un certo tempo, ma non mi ero mai soffermata sulla visione dei video su Youtube. Il creatore di questa pagina si chiama Giuseppe Bertuccio d’Angelo e ha una missione: il suo scopo è di viaggiare intorno al mondo per incontrare i personaggi più straordinari del pianeta e chiedere ad ognuno di loro cos’è la felicità. Sono rimasta ammaliata dai suoi video: non sono solo racconti di viaggio, ma riesce sempre a trarre una morale per nulla scontata alla fine di ogni viaggio. È una pagina preziosa, ti consiglio di prendere veramente il tempo di guardarla. Ti aiuterà a viaggiare con la mente, a conoscere popoli mai sentiti prima, ad ascoltare conversazioni con gente autoctona nei villaggi sperduti nel deserto del Sahara o sulle case galleggianti delle Filippine. Progetto Happiness ha saputo tenermi compagnia per svariate ore e ne sono riemersa particolarmente arricchita con tanta voglia di scoprire cose nuove.

La cosa più importante che continuo a ripetermi è quella di seguire il proprio istinto; ciò che siamo portati a fare va ben oltre il quotidiano lavorativo. Fa paura perché è l’ignoto più totale, però di una cosa sono certa: ognuno di noi ha una missione in questa vita e se senti in sottofondo una vocina che ti dice qualcosa, ascoltala!

Mel Robbins

Prendendo confidenza con Youtube – ammetto di non usarlo mai per via della grandissima vastità di contenuti – questa volta sono riuscita a mirare ciò che volevo guardare. Youtube stesso ha iniziato a propormi dei contenuti veramente interessanti, e ho preso il tempo di guardare un video che ti consiglio di segnarti assolutamente. Si tratta del canale di Mel Robbins, autrice best seller del New York Times e pluripremiata presentatrice del suo podcast. Ha innumerevoli video molto interessanti, in cui invita professionisti di diversi settori per parlare di temi legati alla crescita personale, al cambiare vita, al diventare la migliore versione di sé (ti ricorda qualcosa per caso?). Questo è il video che ho guardato: The #1 Neuroscientist: After Listening to This, Your Brain Will Not Be the Same, tradotto “La numero 1 neuroscienziata: dopo aver ascoltato questo podcast, il tuo cervello non sarà più lo stesso” (sottotitoli generati automaticamente disponibili nei parametri) con la partecipazione della dottoressa Tara Swart Bieber, autrice di best seller, neuroscienziata, consulente di leadership e dottoressa medica. Che dire, un podcast talmente interessante che non ho potuto impedirmi di acquistare il libro della dottoressa appena ho finito di guardare il video: La fonte. Sblocca il potenziale della mente. I segreti dell’universo, la scienza del cervello, la chiave della felicità. Appena finisco di leggerlo ti farò sapere!

In questo podcast ho potuto mettermi faccia a faccia con la mia paura più grande: quella del giudizio; e il mio lato oscuro più profondo: quello dell’autosabotaggio. Due temi che mi stanno molto a cuore perché mi avvolgono anima e corpo da quando ne ho memoria. Sto continuando a lavorarci e spero un giorno di poterti parlare di questo percorso che sto affrontando!

Insomma, mi sono tenuta davvero ben occupata durante quel tempo inchiodata a letto. Però, in fondo, perché te ne parlo? Chiaramente non è per consigliarti video che possano tenerti compagnia durante l’influenza.

Ho capito tante cose che diamo sempre per scontate. Quelle cose che in realtà sappiamo già, che teniamo ferme in un angolino della nostra testa, ma alle quali stentiamo a dar loro spazio. E queste cose sono di trovare il modo e il tempo di staccarsi dalla digitalizzazione, dai social networks, dai messaggi costanti con tutti. Disintossicarsi dall’iperconnessione. Siamo costantemente bombardati da troppe informazioni, ci abbiamo fatto l’abitudine e il nostro cervello è sempre all’erta. Il telefono è diventato ormai un’estensione del nostro braccio e se dovesse spegnersi ci ritroveremmo totalmente isolati dal mondo. Forse anche con un sentimento di quasi abbandono. Non vorrei sembrarti esagerata, ma si chiama nomofobia, ed è in sostanza la dipendenza dal telefono che scaturisce la paura o l’ansia di essere separati o di non avere più accesso al proprio telefono. Credo di capirlo, perché sono sicura di averne sofferto anche io in determinati periodi della mia vita. Avevo paura di perdermi qualcosa, un messaggio importante, una notizia imperdibile. Non soffro di FOMO legata agli eventi o alle attività ma, se così si può chiamare per spiegarti ancora meglio ciò che cerco di dire, so di aver sofferto di FOMO da cellulare: tutta fuffa inutile che crea dipendenza senza arricchirmi. Perché qua appunto metto il dito sulle cose che non servono a nulla, tutto quel tempo che dedico ai dispositivi elettronici senza ricavarne nulla.

Ho preparato una piccola guida per aiutarti a fare una digital detox
> qui

Questa influenza mi ha forzata a isolarmi, non avendo internet che mi permettesse di entrare sui social, e a disintossicarmi. Il mio cervello ha ricominciato fin dalle prime ore a ringraziarmi, a dedicarsi a un’unica cosa alla volta. Guardavo appunto i video su Youtube senza avere Instagram aperto sul cellulare, cercando l’iperstimolazione da informazione. Dall’altra parte invece per il mondo ero sparita. È stata una detox digitale a tutti gli effetti, imposta dall’universo per la migliore delle ragioni.

Dovevo scoprire (o riscoprire) cosa si prova a lasciar perdere l’iperconnessione e mi sono collegata nuovamente con la parte più interiore della mia coscienza.

Perché è importante disintossicarsi dagli schermi (2)
Perché è importante disintossicarsi dagli schermi

Mi sono resa conto di tutte le volte che uso il telefono a sproposito e non lascio la mia mente elasticizzarsi in tutto il suo splendore: la mattina appena sveglia, ad ogni pausa durante il lavoro, ma soprattutto la sera a letto prima di spegnere e dormire. Deleterio. Oltre a sentirmi “schiava” di un sistema di connessione e notifiche che mi prendono tempo ed energia.

So bene di non essere l’unica e i numeri parlano chiaro: più di un terzo degli utenti in tutto il mondo conferma di controllare il telefono entro i primi cinque minuti dal risveglio.

Alla fine, posso dire che aver abbracciato quei giorni di malattia abbia portato al mio morale e alla mia anima solo cose bellissime. Sebbene fossi totalmente da sola, in una cabina senza oblò e non potessi vedere nessun tramonto sulle onde del mare; sebbene non avessi internet e fossi isolata digitalmente dal mondo; sebbene fossi andata a bordo per lavorare e mi sono rivelata inutile. Ho preso il tempo di fare ciò che mi interessava fare, senza essere bombardata di informazioni, dando la possibilità alla mia mente di occuparsi di una cosa alla volta assorbendo le informazioni di cui mi interessava essere nutrita in quel momento. Mi sono finalmente goduta il momento presente in quella cabina, senza voler scappare altrove e senza cercare di evadere senza un senso. E oggi, posso anche dire di aver addirittura amato quei giorni lì.

Arrivato il giorno dello sbarco ero finalmente in forze per affrontare il viaggio di ritorno in aereo, e sono uscita da lì con una tempra nuova. Ricaricata, con la testa più leggera. Con il cuore pieno.

Sai qual è stata la mia salvezza? Potevo decidere di attivare il pacchetto internet per avere tutti i social e le piattaforme di tv on demand, ma decisi di non farlo. Volevo mettermi alla prova, e ho fatto bene.

Non aspettare di farti venire la febbre come me per staccarti dai dispositivi. Prendi il tuo tempo e fallo, anche solo per qualche ora. Compatibilmente con le tue responsabilità quotidiane, è arrivato il momento.

A presto!

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