Seoul: alla scoperta della capitale sudcoreana

Seoul tower in seoul city, korea

Sono appena tornata da un viaggio di diciassette giorni tra Corea del Sud e Giappone e, mentre sono ancora affetta dalle sette ore di jet lag, scrivo questo articolo per condividerti ogni cosa di questa spettacolare avventura.

Il mio viaggio si è sviluppato in tre parti: primi sei giorni a Seoul, seguiti da una settimana in Giappone, e gli ultimi quattro giorni di ritorno a Seoul.

In questo articolo troverai tutto ciò che serve sapere prima di partire per Seoul: consigli su come preparare il viaggio, in quali quartieri e negozi andare e, ovviamente, in quali ristoranti mangiare. Per quanto riguarda invece il Giappone, ci sarà un articolo dedicato.

Seoul Sud Corea, preview
Seoul Sud Corea, preview
Seoul Sud Corea, preview

SEOUL A GIUGNO

Ho iniziato a pianificare questo viaggio a dicembre per giugno, un periodo ottimo per viaggiare in Corea del Sud: non fa ancora caldissimo come in piena estate, ma finalmente non fa fresco come in primavera. È quella giusta via di mezzo e, in effetti, le temperature sono sempre rimaste tra i 22 e 28 gradi.

Se vuoi pianificare il viaggio in inverno, nessun problema, ti consiglio solo di tenere a mente che in Corea del Sud le temperature possono abbassarsi anche sotto lo zero per via di freddi venti che arrivano dalla Siberia. Perciò pensa a portare un abbigliamento termico e a coprirti bene!

Nella totalità dei giorni in cui siamo stati a Seoul abbiamo soggiornato in cinque hotel diversi per scoprire i quartieri e ogni loro sfaccettatura. Spostarsi nei quartieri centrali non è neanche troppo impegnativo, ma se si desidera spostarsi da nord a sud nella città le distanze diventano importanti.

Considera che Seoul non è solo la capitale della Corea del Sud, ma è anche la città più popolosa del paese ed è al settimo posto tra le grandi metropoli del mondo con oltre 10 milioni di abitanti. Per questo era importante per noi localizzarci in diversi quartieri per evitare di perdere tempo a spostarci solo in giornata.

Info pratiche

  • Non è richiesto un visto di ingresso per soggiorni inferiori ai novanta giorni, basta un passaporto con validità di almeno tre mesi. Come anche per gli altri articoli di viaggio, ti consiglio sempre di verificare se non ci sono novità per l’accesso tramite Viaggiare Sicuri.

  • Non prendere un taxi dall’aeroporto di Incheon, ma prendi l’AREX train dal Terminal 1 che arriva direttamente alla stazione principale di Seoul. Puoi anche prenotarlo in anticipo online risparmiando qui, oppure recandoti alle macchinette in aeroporto. Il treno ci impiega indicativamente 45 minuti.

  • La rete di mezzi di trasporto è fatta davvero molto bene, ogni uscita è numerata e su Maps vedrai indicata quale prendere in base a dove devi andare. Tutto molto pratico, ma né metro né autobus accettano carte di credito, mai. Il prezzo può cambiare in base alla distanza ma non abbiamo mai pagato più di 1500 won a testa a viaggio. Quando si paga con i contanti alle macchinette, viene erogato un biglietto che poi nella stazione di arrivo bisogna ridare indietro. Le macchinette dedicate al recupero dei biglietti ti erogheranno i 500 won richiesti al pagamento iniziale come deposito. Trovo che sia un modo davvero smart per evitare spreco e inquinamento.

  • Per evitare di doverti organizzare sempre con le monete, puoi acquistare una T-Money Card: una carta ricaricabile che puoi usare sui mezzi pubblici, la maggior parte dei taxi e mi sembra anche alcuni negozi. Noi non l’abbiamo fatta, ma è possibile prenderla direttamente all’aeroporto quando atterri.

  • Google Maps non funziona bene, per questo puoi scaricare Naver Map o KakaoMap. Io mi sono trovata meglio con la prima perché ha qualcosa tradotto in inglese, mentre la seconda è esclusivamente in coreano. Ti consiglio di salvarti gli indirizzi del tuo albergo (o alberghi, se come me ne prenoterai diversi!) così quando ti serve per avviare la navigazione o per mostrarlo quando sali in taxi, non impazzisci a cercarlo ogni volta.

  • La maggior parte delle persone non sa parlare inglese, mi sono trovata bene a tradurre domande e conversazioni con Google Translate.

Ecco come ho pianificato i nostri pernottamenti

  • Prime due notti: quartiere centralissimo di Myeongdong dove si sviluppa maggiormente la parte di shopping, k-beauty e street food.
  • Due notti successive: nel quartiere universitario di Seongbuk
  • La notte prima di partire in Giappone: non lontano dalla stazione di Seoul
  • Quando siamo tornati a Seoul: tre notti nel quartiere del mercato Namdaemun, di fianco al Myeongdong citato sopra.
  • In parallelo, notte nel tempio buddista Geumseonsa sulle colline a nord della città.

Ora possiamo entrare nel dettaglio!

Il centralissimo Myeongdong

Mentre studiavo online per capire come fosse costruita la città, ho capito che dovevamo iniziare dal quartiere centralissimo di Myeongdong per avere subito un impatto con la realtà di questa capitale.

Abbiamo soggiornato in questo hotel Henn na Hotel Seoul Myeongdong gestito da robot che ti accolgono in reception e da un tablet da cui puoi fare le richieste direttamente in camera. Qui, come in altri posti, abbiamo trovato che le camere sono particolarmente piccole. Se viaggi con grandi bagagli o ne avete più di uno a testa, ti suggerisco di fare attenzione alle informazioni scritte sulla camera per farti un’idea di quanto possa essere spaziosa.

Questo quartiere ci catapulta immediatamente nell’energia più frenetica della città, dove si trovano tutti i negozi di accessori e cose inutili ma troppo belle, le bancarelle di street food che prendono vita la sera, le veggenti che ti leggono la mano e i tarocchi, ogni negozio di k-beauty che puoi immaginare, e tanto altro! Si forma su poche strade ed è tutto pedonale, perciò anche piacevole da percorrere. Sommando tutto il viaggio, abbiamo passato davvero parecchio tempo qui, anche verso la fine per fare gli ultimi regali.

Seoul Sud Corea, Myeongdong district
Seoul Sud Corea, Myeongdong district
Seoul Sud Corea, Myeongdong district

I miei negozi preferiti sono stati:

  • Art Box per una marea di accessori, cartoleria, penne, cose.
  • Nature Republic per tutti prodotti k-beauty: ho preso tante di quelle maschere per il viso! Erano in sconto, ma credo che sia quel tipo di brand che fa spesso promozioni.
  • Ogni negozio di accessori che incontrerai nelle strade, con una marea di cose già all’esterno che ti faranno cedere alla tentazione di proseguire.
  • I negozi dei portachiavi fai-da-te, dove puoi scegliere la striscia di tessuto che preferisci, abbinarci ogni tipo di pin e di disegno in tessuto che si attacca con il calore, e componi così il tuo portachiavi!
  • I negozi di caramelle e biscotti
Seoul Sud Corea, Myeongdong district
Seoul Sud Corea, Myeongdong district
Seoul Sud Corea, Myeongdong district

Dove mangiare:

  • Con l’imbrunire le stradine del quartiere si popolano con le bancarelle di street food. Ti consiglio di provare: i ravioli di maiale e di verdure, i granchi fritti, il manzo infuocato dallo stand del “burning steak”. Lo riconosci perché spara la fiamma sulla carne e fa tutto uno show.
  • Un ristorante nato nel 1966, che ottiene targhe della Guida Michelin dal 2017, in cui si mangia tipicamente coreano e si chiama Myeongdong Kyoja Main Restaurant
  • Per la prima volta ho sentito parlare dei noodles freddi, però non ho avuto il coraggio di assaggiarli sebbene ne avessi avuto l’occasione. Mi ero segnata Pildong Myeonok e Woo Lae Oak (Uraeok) sebbene un po’ più distanti rispetto al cuore del quartiere.
Seoul Sud Corea, Myeongdong district
Seoul Sud Corea, Myeongdong district
Seoul Sud Corea, Myeongdong district

La cucina coreana non è variegata quanto pensassi, soprattutto perché io ho l’aggravante che non mangio piccante, quindi la scelta è stata parecchio limitata per quanto mi riguarda.

Ciononostante, ti consiglio di provare il loro brodo di ossa con al suo interno noodles o riso, in base al ristorante dove ti trovi ci sono elle varianti, con fette di manzo e germogli di soia. Sono anche molto bravi con i ravioli di carne o verdure. La loro tradizione porta anche il barbecue coreano, te ne parlo dopo. Ma il vero fulcro della cucina coreana è il kimchi: cavolo fermentato con qualcosa e tanto peperoncino, altamente piccante ma loro ne vanno matti. In ogni ristorante te lo porteranno come contorno obbligatorio.

Ci hanno anche raccontato che nelle case coreane c’è sempre un frigo dedicato esclusivamente al kimchi. Devono sempre averlo pronto nell’eventualità in cui ci fossero ospiti!

Una sera nelle strade del Jongno District

Una sera siamo andati a cena nel ristorante più antico della Corea del Sud, aperto nel 1904: Imun Seolleongtang. La loro specialità è il solnontang: un piatto con brodo ricco e saporito preparato con ossa e carne di petto e altre parti della carne. Iene servito con riso bianco e varie parti di carne sottilmente affettate, insieme ai noodles.

Attenzione, in modo generale i ristoranti chiudono presto, dopo le 20.30 è difficile trovare qualcosa con la cucina ancora aperta.

Dopo cena, abbiamo camminato poco più su e siamo andati a vedere il Jogyesa Temple, tempio principale del buddismo coreano, dove abbiamo visto dall’esterno l’inizio di una cerimonia che celebrava l’inizio del quinto mese del calendario lunare.

Continuando a camminare ci siamo imbattuti nelle stradine di Ikseon-dong, una volta un hanok village con case tipiche coreane, oggi invece convertito in una zona di shopping con negozi troppo carini. Abbiamo mangiato un cheese soufflé pazzesco da Rami Scone Cafe.

Un altro posto che abbiamo provato e dove abbiamo mangiato il nostro primo barbecue coreano è da Jongsamyook dove una marea di tavolini ricoprono una piazzetta e crea un’atmosfera molto energica. Mangiato molto bene!

Seoul Sud Corea, Jongno District
Seoul Sud Corea, Jongno District
Seoul Sud Corea, Jongno District
Seoul Sud Corea, Jongno District
Seoul Sud Corea, Jongno District
Seoul Sud Corea, Jongno District

Due notti in un hanok in Seongbuk

Ci siamo spostati da un hotel super tecnologico a una casa tradizionale coreana, nel quartiere di Seongbuk. Abbiamo scelto di pernottare qui per due notti: Hanok Guesthouse Suni. Si dorme su un tatami e servono la colazione nell’anticamera su un tavolino basso. Noi abbiamo preso la stanza con il bagno privato.

Questa zona è frequentata da tanti giovani perché ci si trova l’Università. In effetti nella traversa della strada dell’Hanok si trovano tanti commerci, come caffè, karaoke, negozietti e posti dove fare fototessere. Questo punto ve ne parlo qui, ma è qualcosa di abbastanza capillare in tutta la città: è pieno zeppo di negozi in autogestione dove si trovano degli accessori come cerchietti e occhiali da sole stravaganti, e in ogni saletta la possibilità di farsi dei selfie come fototessere. È un bel ricordo da portarsi a casa!

Nella parallela, si trova un piccolo fiume. Si può scendere sulla banchina lungo il corso d’acqua ed è una camminata molto rilassante. Il tutto è tenuto benissimo, hanno aggiunto alberi, piante acquatiche e sassi piatti per passare nell’altra sponda. È molto carino! Da qui partono anche altre strade costellate di tanti caffè che fanno dei super cappuccini e altrettanti ristoranti coreani e giapponesi. C’è davvero l’imbarazzo della scelta.

Seoul Sud Corea, Hanok in Seongbuk
Seoul Sud Corea, Hanok in Seongbuk
Seoul Sud Corea, Hanok in Seongbuk

Innamorata del mercato di Namdaemun

Per due motivi diversi, abbiamo alloggiato in due hotel in questa zona: una notte a Le Seoul Hotel prima di partire per il Giappone, e le ultime tre notti a L’Escape Hotel per farci coccolare per bene. In effetti in questo hotel quattro stelle, suggerimento di Forbes 2024, abbiamo avuto la stanza più bella e più ampia di tutto il viaggio!

Entrambi sono vicini al mercato di Namdaemun dove la tappa è obbligatoria. Qui si trovano tutta una serie di prodotti tipici, dall’abbigliamento agli accessori, fino a bancarelle di street food. Si suddivide in una grande parte esterna e in una parte interna un po’ nascosta. Se riesci a trovare una porta o una scala che ti porta ai piani inferiori, tu entra! Il basement -1 ha una collezione infinita di prodotti farmaceutici provenienti da tutto il mondo. Da quelli della medicina moderna, a metodi meno tradizionali per la medicina cinese o alternativa. Un altro dei piani che abbiamo fatto senza esserne consapevoli è quello della bigiotteria all’ingrosso. Sono comunque riuscita a comprare un anello che cercavo da tempo! Però è stato strabiliante scoprire da dove provengono la maggior parte dei gioiellini che vediamo online sui siti qui in Europa!

Qui abbiamo trovato una ravioleria minuscola con una bella fila fuori per l’acquisto da asporto. Se si entra però, scoprirai una scala che ti porta ai piani superiori: puoi ordinare ravioli al kimchi (ovviamente!), ravioli di carne non piccanti, e una zuppa con noodles.

In una delle strade meno trafficate, abbiamo trovato quello che poi è diventato uno dei nostri ristoranti preferiti: Geumseong Hall Directly Managed by City Hall. Specializzato in barbecue coreano, offre una tipologia di carne di maiale marinata in una loro salsina alla pera.

Mercato di Namdaemun
Mercato di Namdaemun
Mercato di Namdaemun

La strada del vintage a Itaewon

Anche solo per un paio d’ore e un pranzo devi passare nel quartiere di Itaewon dove, fra salite della morte e ripide discese, si trova una strada dedicata esclusivamente al mobilio vintage e antico. Non ho mai visto da nessuna parte negozi così belli, così ben forniti, di oggetti che in realtà provengono dalla nostra cultura occidentale. 

Questa la fermata della metro adiacente alla strada vintage: Itaewon e prendi l’uscita 3 o 4. Ti ritroverai la via Bogwang-ro che inizia di fronte a te.

Tra i negozi vintage, si trovano due ristoranti vegani: ALT.a e Plant Café Seoul, e un altro ristorante che ho solo visto da fuori ma sembra bellissimo e buonissimo Itaewon Restaurant Cote Jardin.

In contrasto con questa vague vintage, ci sono altri negozi molto più moderni, come Nike Jordan Basketball.

Noi abbiamo pranzato in due posti diversi che volevamo provare, forse anche stanchi della cucina coreana dopo quasi dieci giorni: Local Villa Bagel dove si mangiano come avrai indovinato dei super bagel, e da Jonny Dumpling dove si possono ordinare i loro super ravioli di maiale e gamberetti (sì, insieme). Negli anni questo ristorante è diventato molto famoso nella zona, tant’è che ha aperto in totale ben tre ristoranti nel quartiere.

Seoul Sud Corea, vintage a Itaewon
Seoul Sud Corea, vintage a Itaewon
Seoul Sud Corea, vintage a Itaewon
Seoul Sud Corea, vintage a Itaewon
Seoul Sud Corea, vintage a Itaewon
Seoul Sud Corea, vintage a Itaewon

Una notte in un tempio buddista

Sono riuscita a smarcare anche questo punto dalla mia “lista delle cose da fare almeno una volta nella vita” ed è stato meraviglioso. Dopo essere tornati dal Giappone, abbiamo prenotato tramite questo portale una notte in un tempio che accoglie persone da tutto il mondo, per una o due notti, dove si può scoprire e toccare con mano la filosofia del buddismo. Ho selezionato il tempio di Geumseonsa perché si sposava con i giorni in cui eravamo ancora a Seoul ma, come vedrai dal sito, ce ne sono diversi in tutta la Corea del Sud tra cui scegliere.

Siamo arrivati per il check-in a metà pomeriggio. Il viaggio dal centro fino al tempio è durato 40 minuti con autobus e una ventina di minuti a piedi su per un percorso non facilissimo. In quel momento oltretutto registravamo almeno ottanta gradi all’ombra. Poi, si scorge tra gli alberi la porta del tempio: una meraviglia. Si entra e l’energia è così calma, leggera. Ci hanno procurato la divisa, pantaloni e gilet di lino lilla. Prima di arrivare ti mandano la lista degli elementi che dovrai portare tu: una maglietta, una tazza, dei calzini perché non si può stare a piedi nudi negli spazi interni, un asciugamano perché loro forniscono solo tatami e lenzuola. Il programma comprendeva una spiegazione sul buddismo e su come è formato un tempio, camminando tra le diverse strutture; insegnarci come ci si inchina e assistere alla messa pomeridiana con un monaco buddista; suonare gli strumenti buddisti, come il tamburo, la campana, il pesce di legno con testa di drago e la lastra di ferro per il richiamo delle anime; la cena e tempo libero, fino al coprifuoco delle 21.30.

La sveglia è prevista alle 4:30 di mattina per una nuova preghiera con i monaci alle 5:00 e poi tempo libero fino al check-out delle 10:30.

Ho scattato poche foto, ho preferito fare una bella detox dal cellulare in quelle ore in cui potevo connettermi con la natura e meditare. In effetti, in questo articolo ti parlo di quanto è importante disintossicarsi dagli schermi quando si può!

Seoul Sud Corea, temple stay
Seoul Sud Corea, temple stay
Seoul Sud Corea, temple stay

Altri posti da visitare

Il posto più instagrammabile nel quartiere di Bukchon, dove sono state preservate il più possibile le Hanok, le case tradizionali coreane. Ed è un piacere passeggiare per le vie residenziali.

Ad ogni angolo si scorgono cartelli che chiedono il silenzio dei turisti per non infastidire coloro che ci vivono, e addirittura ci sono alcuni piccoli cartelli sulle scale di entrata delle case vietandone la salita. Io lo trovavo scontato non salire a casa di qualcuno, ma evidentemente si sono ritrovati in situazioni difficili con turisti poco rispettosi.

Per arrivarci si attraversano delle stradine estremamente carine. Abbiamo fatto merenda al Queen’s Bakery & Cafè dove ci sono tantissime torte e panificati dolci.

Seoul Sud Corea, Hanok Village Bukchon
Seoul Sud Corea, Hanok Village Bukchon
Seoul Sud Corea, Hanok Village Bukchon
Seoul Sud Corea, Hanok Village Bukchon

Il Palazzo Deoksugung, dove si tiene la popolare cerimonia del cambio della guardia reale. Noi non l’abbiamo vista, però ci siamo avventurati nel parco e tra i diversi caseggiati che formano il Palazzo. Una volta, ci vivevano i componenti della famiglia reale coreana, fino all’inizio del XX esimo secolo quando iniziò l’occupazione giapponese.

È strepitoso perché si colloca in uno spazio sovrastato da grattacieli, ma una volta all’interno è solo pace e silenzio. Per accederci, si pagano 1000 won per gli adulti, mentre se ti presenti vestito con gli abiti tradizionali coreani ti lasciano entrare gratuitamente.

Seoul Sud Corea, palazzo deoksugung
Seoul Sud Corea, palazzo deoksugung
Seoul Sud Corea, palazzo deoksugung

La Seoul Tower, da dove si può osservare tutta la città. È una grande veranda panoramica che ti permette di girare in cerchio per vedere l’estensione immensa di Seoul. Ci si accorge di quante colline e boschi sono stati mantenuti anche nel centro e non solo in lontananza. Ci si arriva a piedi, con il trasporto pubblico e anche in funivia. Noi l’abbiamo presa qui e si arriva fino al piazzale ai piedi della torre. Qui gli innamorati possono comprare dei lucchetti a forma di cuore da attaccare alle diverse griglie lungo tutto il percorso.

Seoul Sud Corea, Seoul Tower
Seoul Sud Corea, Seoul Tower
Seoul Sud Corea, Seoul Tower
Seoul Sud Corea, Seoul Tower

Il mercato delle pulci di Dongmyo dove per alcune stradine trovi di tutto e di più: dalle cassette di musica, agli apparecchi elettronici che ormai non usiamo più (come le telecamere, i lettori di cassette televisive…), all’abbigliamento e accessori per la casa. È molto alla mano, frequentato da tantissimi coreani e ogni tanto sbuca anche una bancarella di street food.

A seguire, procedi fino al mercato di Dongdaemun, con sole bancarelle di street food. Ho provato il waffle a forma di pesce ripieno di pasta di fagioli e noci, una delle loro specialità dolci. In questo mercato trovi anche quella che è stata parte del programma Street Food Asia su Netflix che cucina frittelle di carne e noodles in brodo. Ma la chicca di questo mercato è qualcosa che potrebbe piacerti tantissimo oppure provocarti la pelle d’oca, a me ha inorridito: tentacoli di polpo ancora crudi, perciò si muovono. Questo piatto viene servito con la tartare di manzo, su cui adagiano questi vermiciattoli di polpo e germogli di soia. Buon appetito!

Seoul Sud Corea, Mercato Dongdaemun
Seoul Sud Corea, Mercato Dongdaemun
Seoul Sud Corea, Mercato Dongdaemun

Ma dopo esserti riempita la pancia per bene, ti invito a camminare ancora un po’ e ad andare a vedere l’Ihwa Mural Village. Si trovano in effetti grandi disegni di street art lungo tutte le stradine (attenzione, in salita) di questo quartiere. È bellissimo, ci sono ogni tanto delle piccole boutiques adorabili. E se arrivi fino in cima, si trova un bar con una bellissima terrazza che sovrasta la città!

L’unico quartiere dove siamo passati a sud del fiume è Gangnam, conosciuto da tutti grazie alla canzone coreana diventata una super hit, Gangnam Style. La tipologia di quartiere è molto diversa rispetto a ciò che abbiamo visitato a nord. È molto più moderno, i negozi di griffe che conosciamo anche noi, dei grattacieli che finalmente si discostano dal mood anni ottanta che invece permane a nord del fiume. Qui si trova una bellissima libreria con una marea di scaffali pieni di libri, all’interno del centro commerciale Starfield Coex. Ed è proprio all’esterno di quest’ultimo che si trova la statua delle mani che ricorda la danza della canzone Gangnam Style.

Non potevo venire a Seoul senza fare un trattamento di bellezza al salone Eco Jardin. È molto comodo perché prende appuntamento anche tramite messaggi privati di Instagram e parlano inglese. Sono specializzati nel trattamento del cuoio capelluto: iniziano con uno scan per capirne lo stato iniziale – se ne rifarà un altro alla fine per paragonare le due immagini, e poi ti propongono se fare un trattamento da 15 o 18 passaggi. Io ho scelto il primo, ma ci ho aggiunto anche un trattamento che andasse a nutrire i capelli con un prodotto a base di proteine della linea di Aujua.

Seoul Sud Corea, Eco Jardin treatment
Seoul Sud Corea, Eco Jardin treatment
Seoul Sud Corea, Eco Jardin treatment

Ultima cosa, ma non per importanza: abbiamo prenotato un’escursione per andare alla frontiera con la Corea del Nord. È obbligatoriamente guidata e noi abbiamo scelto questa: tour del terzo tunnel e del ponte sospeso.

Si chiama zona demilitarizzata coreana (ZDC o DMZ) ed è una barriera di confine che divise a metà la penisola. Venne creata in accordo tra la Corea del Nord, la Cina e il comando delle Nazioni Unite nel 1953. La frontiera è lunga 250 km e larga circa 4 km.

Se sei una persona curiosa come me, allora non rimarrai delusa. Io ne sono rimasta affascinata: ho visto la bandiera della Corea del Nord tramite binocolo dall’osservatorio a pochi km di distanza, sono scesa a 350 metri sottoterra per percorrere il terzo tunnel scovato e bloccato dalla Corea del Sud per impedire invasioni dal Nord, e ho attraversato il ponte sospeso nei boschi con l’ansia e vertigini.

Ti consiglio di farlo, è un grande pezzo della storia coreana ed è stato quasi spaventoso trovarsi così vicini alla frontiera con il paese più temuto al mondo.

Sud Corea, DMZ
Sud Corea, DMZ
Sud Corea, DMZ
Sud Corea, DMZ

Per fortificare maggiormente la parte storica di questa guerra tra le due Coree, a Seoul si trova il museo Memoriale della Guerra che noi purtroppo non siamo riusciti a visitare.

Altri musei che mi sono segnata ma ammetto di non aver visitato sono: il Museo Nazionale della Corea che ospita arte del paese e artefatti militari; e il Dongdaemun Design Plaza che ospita il mercato del design e vari chioschi.

In realtà l’ultima cosa è questa: l’ultima sera ci siamo concessi una cena in un ristorante italiano. Sono una grande fan della cucina italiana all’estero: possiamo avere tanti pregiudizi però alla fine si scoprono rivisitazioni e accostamenti che da noi non esistono. Siamo stati quindi da Pancone, nell’Yongsan District. Abbiamo mangiato la pasta al ragù più buona di tutte le paste al ragù preparate all’estero!

So che questo articolo è davvero lunghissimo, ma ho cercato di metterci tutto ciò che ho potuto vivere a Seoul rimanendo il più sintetica possibile.

Per questo ho estrapolato gli highlights e creato un secondo articolo: 6 cose che non puoi assolutamente perderti!

Se dovessi avere delle domande non esitare a lasciare un commento!

Baci, Olli.

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Seoul, alla scoperta della capitale sud coreana

Copertina Image by lifeforstock on Freepik
Tutte le altre foto sono mie © Olimpia Louise Bruno

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